Wilbur Smith
Inizio il mio blog parlando di uno dei miei autori letterari preferiti: Wilbur Smith, sicuramente uno dei più grandi scrittori di avventura contemporanei.

Sul sito ufficiale (http://www.wilbursmithbooks.com/) troverete tutte le informazioni sulla sua vita e le sue opere, con la sua biografia e bibliografia completa, ricca di aneddoti e foto. Quindi non vi parlerò di lui, nè dei suoi libri, ma mi soffermerò sulle emozioni che questo grande autore riesce a trasmettermi.
Per quanto riguarda la trama dei libri essa è curata e ricercata, impegnativa quanto basta, coinvolgente e appassionate. I personaggi continuano a vivere in me con un irrefrenabile richiamo a leggere il libro con il dispiacere che le pagine finiscano.
Ho letto una volta su un quotidimo che «Smith non è solo cornice, il quadro che dipinge è pieno di tensioni, la trama prende alla gola e la lettura galoppa.». Ed è proprio questo che mi affascina, cominciare a leggere un suo libro vuol dire vivere ore ed ore assieme al protagonista, volendo arrivare all’ultima pagina per scoprire il finale e poi essere triste perchè il libro è finito.
La trama si svolge per lo più in Africa, la grande Africa dei colonizzatori bianchi. Oltre alle opere indipendenti, molto interessanti sono i filoni narrativi delle famiglie protagoniste (Ciclo dei Courteney, Courteney d’Africa, dei Ballantyne): percorrendo le gesta di diverse generazioni, ci permettono di comprendere come anche in questo antico continente, dove la natura immutevole vince sempre contro l’uomo, vi sono state le rivoluzioni sociali e culturali che hanno cambiato irreversibilmente intere popolazioni. Ma oltre ai concetti molto forti e ben delineati come il legame familiare, l’amore, la passione per il mare, il rispetto verso il prossimo specie se anziano, l’argomento trasversale nei suoi libri per eccellenza è la caccia.
Cito l’autore:
“Quello della caccia – spiega Smith in un’intervista rilasciata al Secolo XIX -, è un istinto primordiale dell’uomo e fa parte delle leggi di natura”. “Sono ovviamente contrario – non manca di chiarire – alla caccia indiscriminata, alla minaccia delle specie a rischio, ma oggi ci sono controlli precisi, si possono abbattere solo capi in eccesso, la caccia rientra nel programma di protezione della natura”. Le emozioni della caccia Smith le conosce bene fin da sempre “A tredici anni ho ucciso un leone” – confessa al quotidiano Il Messaggero. Mentre al Secolo XIX dice “La caccia grossa è un elemento molto importante per la storia dell’Africa, le infinite specie dei suoi animali, presenti solo in questo continente, sono da sempre una delle sue maggiori attrattive”. Citndo ancora l’autore: “i protagonisti dei miei libri sono sempre alle prese con gli istinti elementari del coraggio e della paura, dell’amore e dell’odio, in un confronto diretto con la natura e il pericolo. In fondo, è la formula dei miei romanzi: mescolare insieme la storia, l’avventura, la fantasia”. “Dalle foreste alle montagne, dai grandi fiumi alla Savana ho trovato un immaginario incredibile – ha dichiarato a Il Giornale -, popolato da possenti elefanti o minuscoli roditori, abitato dai giganteschi Watussi e dai minuscoli pigmei, attraversato dai boscimani e dai Koi-Koi. Mio padre aveva un aeroplano personale, e con lui ho sorvolato laghi, montagne e fiumi, accorgendomi di quanto fosse grande questo continente e quanto diverso da regione a regione. Mi sono trovato a disposizione un’immensa ricchezza che non potevo non riraccontare».
Wilbur Smith contribuisce a riportare, nel nostro modello di vita occidentale troppo urbanizzato e frenetico, il giusto equilibrio con la natura e l’ambiente. Una curiosità su come intende Wilbur Smith l’ambientalismo:
“La verità è che il protezionismo non paga – dice Smith a il Messaggero – E quello ovattato di marca europea non mi convince. È la maschera di un nuovo colonialismo. Sono invece a favore di una caccia controllata, se questo significa sviluppo sostenibile per le popolazioni locali. Come in Botswana, dove per cacciare un leone bisogna sborsare 150 mila dollari che vanno alle tribù indigene”. “A mandare in estinzione gli animali – puntualizza Smith – è piuttosto la deforestazione, l’urbanizzazione selvaggia, che provoca cambiamenti ambientali irreversibili e distrugge l’habitat di molte specie”.
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Ciao Luca, grazie per il commento.
Anche io mi sono posto questo quesito. Il fatto è che i Courtney del ’600-’700 vivono nella Rhodesia, oggi in parte Zambia e in parte Zimbabwe. Infatti se hai notato in qualche passo dei vari romanzi la famiglia dei Cortney era molto amica di Cecil Rhodes (politico inglese da cui prese il nome la colonia annessa al Commonwealth britannico). lo stesso Wilbur Smith naque nella Rhodesia del Nord (attuale Zambia). Quindi i nomi dei luoghi si riferiscono alla terminologia di quei tempi, cambiata sicuramente nel corso degli anni, tenendo conto che quella regione è sempre stata martoriata da lotte intestine fra le varie tribù dal momento che la corona britannica lasciò il dominio. Se ho altre notizie in merito non mancherò di segnalartele.
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Ciao.
Ho già letto una decina di romanzi di quest’autore.
Unico handicap : mi piace seguire le vicissitudini dei protagonisti su un atlante geografico ma, passi per il ciclo egizio che i nomi topografici possono aver cambiato nome decine di volte, ma per i Courtney del ’600-’700 per tanti fiumi, monti, laghi, insenature non riesco a trovarli.
Esiste qualche sito che mi possa aiutare in tal senso ?
Saluti
Luca
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….hmmm interessante!!!
DD
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